UNA SERIE TV - STEP #22

In panchina

Primo episodio

Giulio è un ragazzo secco e allampanato, abituato ad indossare indumenti esageratamente grandi per lui. È laureato in fisica, ma il suo carattere solingo e profondamente taciturno gli impedisce di trovare lavoro e riuscire a mantenere rapporti di amicizia. Trascorre le proprie giornate seduto sempre sulla stessa panchina, in un parco della grande città in cui abita. Osserva i passanti, le famiglie che passeggiano e i bambini che giocano. Su un piccolo taccuino rosso rende appunti sugli stralci di conversazioni che riesce a udire, descrive i volti di chi gioisce o si dispera, analizza i litigi: cerca di studiare il perché delle relazioni umane, vuole trovare il minimo comune denominatore che caratterizza una relazione fra due persone. In particolare, presta attenzione a chi si siede al suo fianco, evitando sempre con frasi di circostanza domande o tentativi di instaurare una conversazione. Dopo tanto tempo, conosce bene i frequentatori abituali del parco e i loro orari, ma è sempre più incuriosito da una ragazza che da qualche settimana ha cominciato a sedersi al suo fianco.


Secondo episodio

Giulio è messo sempre più i difficoltà da quella ragazza che, senza proferire parola, si siede sulla sua stessa panchina e sembra fare esattamente quello che fa lui. Non sa come comportarsi, esclude assolutamente la possibilità di avvicinarsi e salutarla, men che meno di cambiare parco, solo per quella stupidaggine. Con il susseguirsi delle giornate, Giulio si trova sempre più distratto, se non ossessionato, dalla presenza di quella persona così leggera e sorridente al suo fianco. Incapace di aprire con lei una conversazione, si sposta nei giorni successivi in un’altra panchina, per poterla osservare meglio. Lei, in tutta tranquillità, all’arrivo, si siede dove si trova Giulio. Passato più di un mese dal primo giorno in cui Giulio ha notato giungere la giovane, il nostro protagonista non riesce più a fare altro che non sia interrogarsi sull’identità della ragazza. In un giorno di particolare vento, una folata fa volare nel grembo della ragazza un foglietto inserito fra le pagine del taccuino di Giulio. Lei lo prende, lo guarda velocemente e lo mette in tasca. Giulio è immobile, incapace di agire. I due non si alzano, rimangono seduti e muti finché non diviene buio. All’orario di chiusura, lei si alza, si volta verso Giulio per la prima volta, pronunciando:

“Tu come lo immagini?”

Giulio non capisce, non ha il coraggio di rispondere, e dopo qualche minuto di silenzio in cui lei, sempre sorridente attende in piedi, si allontana.


Terzo episodio

Giulio non dorme più, è in perenne riflessione sul significato della domanda. La ragazza, dopo quell’episiodio, non torna da giorni.

Il protagonista ha smesso di prendere appunti sui passanti e occupa le pagine del suo taccuino per scrivere tante storie diverse che raccontino la vita della ragazza e ne illuminino l’identità.

Dopo più di due settimane, lei torna, coem se nulla fosse. Dopo alcune ore seduta al fianco di Giulio, si volta e domanda:

“Tu come lo immagini, il resto del mondo?”

Giulio capisce, come in un colpo di fulmine, che sta volontariamente e consapevolmente chiudendosi, perdendo cognizione del mondo al di fuori di quel parco. Risponde:

“Non ci ho mai pensato”

Da quel momento, i due cominciano una timida conversazione, si conoscono e pianificano di partire, cambiare paese, continente, esplorare e non fermarsi più, per non lasciarsi sfuggire il valore e la potenza della diversità infinita nel mondo.

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